Fiducia: elemento fondamentale per le attività d’intelligence. Appunti dagli USA

Nella loro testimonianza all’inizio di marzo, durante le audizioni annuali non classificate sulle minacce globali alla Camera e al Senato, i vertici della comunità dell’intelligence statunitense hanno a malapena menzionato alleati e partner. Anche la Valutazione annuale delle minacce 2026 della comunità dell’intelligence, pubblicata contestualmente alle audizioni, fa poca luce su come gli Stati Uniti collaborino con gli alleati per raggiungere obiettivi di intelligence condivisi. Eppure, dalla protezione delle truppe statunitensi alla prevenzione di attacchi terroristici, gli Stati Uniti si sono quasi certamente affidati – o hanno tratto direttamente beneficio – dalle informazioni fornite da queste reti. Lo scarso riconoscimento da parte della comunità dell’intelligence statunitense di questi legami cruciali riflette l’approccio spesso sprezzante – e a volte aggressivo – dell’attuale amministrazione nei confronti dei partner stranieri. Nelle ultime due settimane, ad esempio, il presidente Trump ha criticato i membri della NATO, così come Giappone, Corea del Sud e Australia, per non aver sostenuto gli attacchi israelo-americani contro l’Iran e per essersi rifiutati di contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz. Trattare gli alleati in questo modo, tuttavia, non è solo corrosivo per le relazioni diplomatiche. Avrà quasi certamente un costo strategico. Se gli Stati Uniti continuano ad alienarsi i partner chiave, potrebbero presto trovarsi in difficoltà nel sostenere e finanziare programmi di intelligence reciprocamente vantaggiosi, nel tenere il passo con il rapido cambiamento tecnologico e nel difendersi da avversari determinati come Russia, Cina, Corea del Nord e Iran. Anche con la sua abile comunità di intelligence e le sue vaste capacità di raccolta informazioni, gli Stati Uniti non possono semplicemente formare da soli un quadro globale completo dell’intelligence. La cooperazione in materia di intelligence spesso prosegue in modo discreto e nell’ombra, anche quando dispute diplomatiche o commerciali dominano i titoli dei giornali. Eppure, alcuni elementi suggeriscono che gli alleati degli Stati Uniti stiano iniziando a rivalutare la portata della loro cooperazione in materia di intelligence con gli Stati Uniti. Alcune fonti indicano che Regno Unito, Colombia e Canada potrebbero aver interrotto o modificato la condivisione di informazioni su presunte navi dedite al traffico di droga nei Caraibi, a causa di preoccupazioni sulla legalità degli attacchi militari statunitensi. Nell’ottobre 2025, il capo dell’intelligence militare olandese ha espresso pubblicamente la preoccupazione che gli Stati Uniti potessero utilizzare le informazioni condivise per violare i diritti umani. Questi segnali non rappresentano ancora un cambiamento radicale, ma indicano un’erosione della risorsa più preziosa nella condivisione di informazioni: la fiducia. Una riflessione dal think tank Atlantic Council

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