Il mercato di tutto

(Girolamo Boffa) 

La radio — quella che Bob teneva accesa tutto il giorno, volume basso, come compagnia — aveva appena letto il bollettino quotidiano: “Morti americani in Iran, aggiornamento delle 17”.

Erano le 17 e due minuti e Bob Johnson saltò dal divano.

Susan alzò gli occhi dal telefono. “Cos’è successo?”

La mattina di dieci giorni prima in cui aveva aperto l’app per la prima volta, aveva valutato a lungo ed aveva quasi scommesso su altro.

Aveva preso in considerazione tre opzioni: una detonazione nucleare entro l’anno, il ritorno di Gesù Cristo prima del 2027, quante volte il CEO di una società di cryptovalute avrebbe usato determinate parole durante la conference call trimestrale.

Bob aveva scartato la prima perché, ragionò, se esplodeva una bomba nucleare non avrebbe potuto riscuotere. La seconda gli sembrava rischiosa sul piano delle probabilità. La terza era troppo complicata. Aveva scelto una quarta opzione: i morti americani in Iran: Over diecimila entro fine mese — mercato liquido, dati ufficiali. Bollettino radio ogni giorno alle 17. Affidabile.

Il contatore aveva superato quota diecimila. Lo speaker aveva detto diecimilanove, per la precisione.

“Ho vinto,” rispose Bob. Susan non disse niente e tornò al telefono.

Sembra una storia di fantasia, ma non lo è — almeno non del tutto.

Bob Johnson è inventato ed anche la scommessa sui morti americani in Iran lo è – ad ora – ma il resto no.

Il mercato sull’esplosione di una detonazione nucleare entro l’anno ha raggiunto 838.000 dollari di volume prima di essere ritirato. Il mercato sul ritorno di Cristo è ancora aperto, si chiude il 31 dicembre 2026 ed al momento quota il 4% di probabilità per il “Sì”, con oltre 52 milioni di dollari scambiati. Il CEO di Coinbase durante la call ha letto ad alta voce le parole su cui si stava scommettendo — Bitcoin, Ethereum, blockchain, staking, Web3 — per far vincere i trader.

Il punto non è la moralità di Bob Johnson ma la logica del sistema in cui Bob Johnson opera razionalmente; si chiama finanziarizzazione e non è un processo che corrompe i valori, li sostituisce: è un sistema che ha applicato la logica finanziaria ad ogni dimensione dell’esistenza umana, incluse quelle che, per definizione, non dovrebbero avere prezzo— la guerra, la morte, il sacro, il banale.

Sostituisce la persona con la statistica, l’evento con l’asset, il morto con un numero su cui aprire una posizione. Non per cinismo — per architettura: quando tutto diventa mercato, tutto acquisisce un prezzo e perde tutto il resto. Il soldato morto smette di essere un figlio, un marito, un nome — diventa un’unità nel contatore, irrilevante finché non supera la soglia, prezioso proprio quando la supera.

La questione non è morale — o non è solo morale. È sistemica: un mercato che prezza la probabilità di una guerra crea incentivi perché quella guerra accada, una piattaforma che quota la morte di un leader straniero trasforma chiunque abbia informazioni riservate in un insider trader dell’apocalisse.

La finanziarizzazione non è neutrale: modifica il comportamento degli attori, incluso quello degli attori che quella guerra la decidono.

Bob Johnson ha spento la radio, aperto l’app, riscosso i suoi soldi.
A fianco, sul divano, Susan guarda ancora il telefono: sullo schermo, senza che Bob se ne accorga, c’è una notifica di Polymarket, un nuovo mercato disponibile:

“Vittime civili iraniane — stima entro fine anno”

Fate il vostro gioco.

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