Il programma nucleare iraniano è stato ripetutamente citato nelle motivazioni addotte dagli Stati Uniti per le recenti operazioni militari condotte congiuntamente da USA e Israele contro il Paese. A partire dalla fine di febbraio 2026, l’esercito statunitense ha ripetutamente colpito obiettivi iraniani, uccidendo la leadership politica del Paese e distruggendo le capacità missilistiche, la marina e altre forze militari di Teheran. L’ultima campagna si è svolta dopo la Guerra dei Dodici Giorni del 2025, in cui Israele ha colpito obiettivi militari e nucleari e gli Stati Uniti hanno attaccato tre siti nucleari chiave – Natanz, Fordow ed Esfahan – nell’ambito dell’Operazione Midnight Hammer. Nei successivi otto mesi, l’Iran ha compiuto sforzi limitati per ricostituire il proprio programma, il che suggerisce un certo successo militare nel ridimensionare le capacità iraniane. Tuttavia, l’uso della forza per contrastare la proliferazione nucleare non è un fenomeno nuovo. Un’analisi dell’ International Institute for Strategic Studies sottolinea come la storia mostri una serie di rischi negli approcci cinetici e suggerisca come la questione nucleare iraniana rimarrà probabilmente irrisolta nel lungo termine.
I rischi della contro-proliferazione cinetica
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