Trump e la Nato: malcontento tattico o crisi grave?

(Carlo Rebecchi)

E’ da tempo un dente che duole, la Nato, per Donald Trump. Il rifiuto degli alleati europei di aiutare la Casa Bianca nell’ attacco all’Iran ha ancor più accresciuto le tensioni e, ecco la novità, a scontrarsi con l’Europa sull’ Alleanza atlantica ora non è più soltanto il “Number One”. Lo si è visto al G7 esteri di venerdì scorso in Francia. La discussione tra il Segretario di Stato Marco Rubio e la Responsabile della Diplomazia UE Kaja Kallas è diventata così animata che gli altri ministri “sono intervenuti per riportare la calma”, come ha riferito Axios. Rubio, poi, ha ridimensionato l’episodio ma sono in molti a chiedersi se non sia opportuno rivedere la carta dei diritti e doveri dei membri dell’Alleanza.

Nella discussione sull’Ucraina, Kallas ha rimproverato gli Stati Uniti di essere troppo morbidi con la Russia: ”E’ un anno che dite di perdere la pazienza con la Russia, e poi non avviene mai…”. Furiosa la risposta del Segretario di Stato: “Volete che noi americani ce ne andiamo e ve la vedete da soli? Ditelo, che ci facciamo da parte…”. Meno di 24 ore dopo, durante un vertice di investitori a Miami, è intervenuto ancora una volta Trump, per criticare il rifiuto dell’Europa di appoggiare la sua guerra con Israele, per l’Europa illegale. “Sono molto deluso. Non siamo costretti a rimanere nella Nato”, le sue parole.

Gli osservatori tentano, ma senza troppo successo, di capire se Trump stia alzando i toni per fare pressione e convincere gli europei ad affiancare gli Stati Uniti nel Golfo, dove in queste ore un intervento con truppe di terra è considerato da molti come probabile: oppure, come pensano molti, se il malessere sia più profondo. La stampa britannica, dal Times al Telegraph, ha scritto in queste ore, citando fonti dell’amministrazione Usa, della intenzione americana di cambiare le regole della Nato: i paesi che non contribuiscono all’Alleanza con almeno il 5 per cento del PIL “non saranno difesi dagli Stati Uniti, in caso di attacco della Russia o di altri nemici”.

Il quotidiano “Il Foglio” smentisce d‘altra parte l’affermazione di Trump secondo cui l’Europa “non starebbe facendo assolutamente nulla” per aiutare gli Stati Uniti nel Golfo. E stila una lista del contributo più visibile: bombardieri, droni e navi americane sono stati riforniti di carburante, armati e lanciati da basi nel Regno Unito, in Germania, Portogallo, Italia, Francia e Grecia. I droni d’attacco vengono diretti da Ramstein, in Germania; i bombardieri B1 caricano munizioni e carburante nella base di Fairford nel Regno Unito; la USS Gerald R. Ford è ormeggiata a Creta. E conclude che, in ogni caso, molte cose, nella Nato, andranno “ripensate”.

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