(Carlo Rebecchi)
Un nuovo ultimatum prima di quello che, se l’Iran continuerà a resistere, sarà – come lo definisce Axios – “il colpo di grazia”. Lo ha detto Donald Trump a poche ore dalla scadenza della tregua di cinque giorni decisa per tentare l’inizio di un negoziato che finora, però, non è decollato. Lo scontro appare in queste ore inevitabile. Il presidente americano, al ventisettesimo giorno di guerra, ha fretta. Vuole “chiudere pratica”. La pazienza sembra finita. E allora, nel corso di una riunione di gabinetto alla Casa Bianca, è sembrato ave messo da parte i dubbi.
“Ora gli iraniani, cioè l’Iran, hanno l’opportunità di abbandonare definitivamente le loro ambizioni nucleari e intraprendere una nuova strada”, ha detto Trump durante una riunione di gabinetto. Trump ha esortato Teheran a raggiungere un accordo per porre fine ai bombardamenti israelo-americani, altrimenti “dovrà affrontare ulteriori bombardamenti sul territorio iraniano”.
Qualche ora prima il ministro degli esteri di Teheran, Abbas Aragchi, aveva confermato quanto anticipato informalmente fin da ieri. L’Iran non accetta di arrendersi, ai quindici punti di Trump oppone i cinque punti degli ayatollah, due piani reciprocamente inaccettabili. La tregua di cinque giorni che, grazie alla mediazione del Pakistan, doveva servire per l’avvio del dialogo pare sia solamente il prologo di una sfida a colpi di missili, droni e bombardamenti di ogni sorta: un colpo di grazia, appunto.
Trump, nella riunione di gabinetto alla Casa Bianca, ha detto tutto e, a tratti, il contrario di tutto. Ha affermato di voler discutere di pace e subito dopo ha aggiunto di non essere più sicuro di voler una intesa. Ha affermato che “stiamo negoziando” e che l’Iran “è d’accordo, ci supplica di negoziare”, poi ha di nuovo minacciato Teheran e chiesto la resa. “Vedremo se vorranno farlo. Se non lo faranno, saremo il loro peggior incubo. Nel frattempo continueremo a ucciderli”, ha aggiunto.
La determinazione iraniana contro l’aggressore – “Siamo noi che decideremo quando finisce la guerra” – gli deve essere parsa un muro senza alcuna crepa. Il vicepresidente Vance, il genero Jared Kushner, il suo negoziatore preferito Steve Witkoff lo hanno ascoltato. Poi, in assenza di chiamate – via Pakistan – da Teheran, sarà il “Number One” a prendere la decisione.
In questi giorni di tregua il numero degli effettivi protagonisti dell’operazione “Epic Fury” sono intanto aumentati di settemila unità, con l’arrivo tra gli altri di oltre duemila paracadutisti e di altrettanti marines. L’obiettivo sarà probabilmente una operazione limitata: conquistare l’isoletta di Kharg, il “porto petroli” nel quale passa quasi tutto il greggio iraniano, e di li riaprire lo stretto di Hormuz.
E’ quanto si aspettano anche gli iraniani che, secondo quanto si è appreso, hanno anch’essi approfittato dei cinque giorni di tregua per rafforzare le difese lungo la costa, tutta rocce, dello stretto e minare le acque. Mentre facevano questo lavoro, il loro comandante, Alireza Tangsiri, sarebbe stato ucciso, secondo quanto hanno annunciato fonti israeliane. Lo scontro, se ci sarà, si preannuncia durissimo. E, secondo Trump, la guerra potrebbe durare ancora “da quattro a sei settimane”.



