Iran, la guerra che non conosciamo

(Marzia Giglioli) 

Questa guerra davvero non la conosciamo, e questo spiega come sia così difficile fare previsioni: molti schemi si dimostrano sempre più sconosciuti.

All’inizio è apparsa una guerra ‘tradizionale’ dove gli equilibri di forza potevano sembrare già scritti, o almeno così ha pensato la Casa Bianca.
In molti comunque, come sappiamo, avevano consigliato al presidente Trump di desistere, com’ è trapelato da diverse fonti. La prudenza, come si è visto, non è stata la via scelta.

La prudenza era legata a fattori ancora individuabili: la guerra in Iran sta scoprendo, invece, fisionomie differenti e scopre soprattutto che avere le armi più potenti non basta. Fin qui si pensa ancora su valutazioni presumibili e su ragionamenti che in molti hanno anche suggerito, probabilmente anche lo stesso J D. Vance che è sempre stato contrario a entrare in conflitto con l’Iran e che, per questa ragione, è ora l’unico interlocutore che può parlare con Teheran.

La novità è invece quella di scoprire la forza delle armi ‘deboli’. Spostando così ogni previsione su terreni sconosciuti ma anche sulla possibilità di accelerazioni possibili, non quelle che si potevano supporre ma altre, che si impongono.

Anche per questo gli stessi mercati si comportano in modo ‘inspiegabile’ e si manifesta nello stesso tempo una loro contraddizione.
Gli investitori sono allarmati dalla guerra in Medio Oriente e dal conseguente shock energetico, eppure i prezzi degli asset sembrano incredibilmente ottimistici. I mercati hanno sempre generato una reazione di fronte alle catastrofi ma ci sono motivi per pensare che questa volta sia diverso: le cose si muovono in modo molto differente, sembra che i mercati stiano comprendendo molto di più dei politologi. E uno degli elementi (relativamente) nuovi sono i droni.

Il caos nel Golfo ha messo in luce il potere distruttivo di queste armi a basso costo. E subito il riferimento va in Ucraina dove i piccoli quadricotteri infliggono la maggior parte delle perdite sul campo di battaglia. Se i droni pilotati individualmente possono causare danni così ingenti, cosa potrebbe fare uno sciame di droni autonomi? ‘Questi sciami stanno arrivando e – come scrive l”Economist – cambieranno gli equilibri della guerra’.

E potrebbero essere proprio i droni a costituire il fattore nuovo, determinante per la fine del conflitto in Medio Oriente. Sta di fatto che le Borse reagiscono tutto sommato con stabilità o con perdite limitate. E se anche le trattative si muovono con i principali attori ancora distanti, i listini sono ‘ossigenati’. Non c’è nemmeno la corsa all’ oro considerato da sempre bene rifugio e che invece sta calando sui listini.

L’impatto sull’economia è sicuramente già pesante: l’impennata del greggio, il blocco dello Stretto di Hormuz. Una crisi globale può essere evitata se la guerra durerà 4 mesi, così indicano gli economisti, e i mercati stanno scommettendo come su una roulette.

 

Latest articles

Related articles