(Marco Emanuele)
Se tutte le cose sono in noi, esseri umani attraversati dal destino planetario, l’intelligenza visionaria è talento fondamentale.
Spirituale, relazionale, connettiva, planetaria: sono le dimensioni, integrate e non separabili, dell’intelligenza visionaria.
Nel tempo che viviamo abbiamo bisogno di un pensiero che si cali nelle profondità che viviamo, non di un pensiero che si limiti a servire qualsivoglia interesse di parte. Nulla è separabile dal resto così come nessuna delle nostre funzioni vitali funziona per sé. Tutto è interrelato e ogni parte è al servizio del tutto: così come il tutto valorizza ogni parte, non sovrastando le differenze ma illuminandole e relativizzandole.
Entra in gioco l’intelligenza visionaria che comprende la mediazione. È intelligenza che genera pensiero strategico, da re-istituire in una fase storica in cui ciascuno deve ripensarsi come nodo irrinunciabile della rete di realtà: il nostro ruolo non è più centrico da creature dominanti. Così evoluti tecnologicamente, dobbiamo accogliere la sfida della visione di realtà (al centro).
Le dimensioni dell’intelligenza visionaria, che approfondiremo, ci parlano di come intendere ed esercitare il nostro essere-nel-mondo. Anche e soprattutto rispetto all’imperante rivoluzione tecnologica, medium sostanziale, che abbiamo la responsabilità di governare anzitutto culturalmente. In fondo, dobbiamo governare la nostra capacità di produrre strumenti potenzialmente in grado di sostituirci.
L’uomo tentato dall’essere Dio, colui che – attraverso la tecnologia – vorrebbe rendere perfetta la propria condizione (meravigliosamente) imperfetta, sarebbe creatura anti-storica, oltre le contraddizioni della storia. Si tratterebbe di un soggetto sostanzialmente impotente, pur non apparendo tale.
Esercizio d’intelligenza visionaria è, di fatto, elogio della nostra finitezza.
(English Version)
If all things are within us – human beings shaped by the planetary destiny – visionary intelligence is a fundamental gift.
Spiritual, relational, connective, planetary: these are the dimensions of visionary intelligence, which are integrated and inseparable.
In the times we live in, we need a way of thinking that delves into the depths of our experience, not one that merely serves any particular self-interest. Nothing is separable from the rest, just as none of our vital functions operates in isolation. Everything is interrelated and every part serves the whole: just as the whole enhances every part, not by overshadowing differences but by illuminating and putting them into perspective.
This is where visionary intelligence, which encompasses mediation, comes into play. It is an intelligence that generates strategic thought, to be re-established in a historical phase in which each of us must rethink ourselves as an indispensable node in the network of reality: our role is no longer centric as dominant beings. Having evolved technologically to this extent, we must embrace the challenge of the vision of reality (at the centre).
The dimensions of visionary intelligence, which we shall explore in depth, speak to us of how to understand and exercise our being-in-the-world. This is true also, and above all, with regard to the prevailing technological revolution, a substantial medium, which we have a responsibility to govern first and foremost culturally. Ultimately, we must govern our capacity to produce tools potentially capable of replacing us.
The man tempted to be God, who – through technology – would like to perfect its (wonderfully) imperfect condition, would be an anti-historical creature, beyond the contradictions of history. He would be a substantially powerless subject, even if he does not appear so.
The exercise of visionary intelligence is, in fact, a celebration of our finitude.



