Iran-USA: chi può mediare

(Marzia Giglioli) 

Da una parte gli ultimatum di Trump, dall’altra nuove minacce di Teheran che stanno imprimendo alla guerra un livello ancora più alto: in tutto questo, tuttavia, si può anche leggere che dietro alle minacce ci sia ancora più forte la volontà di mettere fine al conflitto.

il problema è come costruirne “il passaggio” e chi possa agire da mediatore prima che la guerra si allarghi in azioni pericolosissime che ne allontanerebbero le ipotesi di una pace possibile e, soprattutto, che non obblighi altri attori a entrare in scena. Trump non sembra voler nessuno al suo fianco ma in queste ore qualcosa si muove: gli inviati di Donald Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, stanno creando una squadra per negoziare con l’Iran su ordine del presidente, riporta Axios.

Negli ultimi giorni non vi sono stati contatti diretti tra Usa e Iran, ma Egitto, Qatar e Regno Unito hanno fatto da tramite per lo scambio di messaggi, sottolineano alcune fonti. Egitto e Qatar hanno informato Usa e Israele che l’Iran è interessato ad avviare negoziati, sebbene a condizioni molto rigide.

Intanto, il presidente Usa sta valutando la possibilità di “ridurre gradualmente” la guerra con l’Iran senza risolvere la crisi relativa alla chiusura dello Stretto di Hormuz, riferisce Axios. L’Iran guarda invece ai Paesi arabi per arrivare a possibili accordi. Washington ha in questo momento anche l’incognita su chi sia il reale interlocutore in Iran, in pratica chi decide la linea: in più pesa l’ assenza di contatti diretti con la Guida Suprema, ancora ricoverato a Mosca e di fatto invisibille, Anche per questo si spiega la difficoltà di Trump di decidere cosa fare. Potrebbe essere un errore fatale interloquire con la parte sbagliata e quindi non rimane che, in questo momento, proseguire solo nell’azione di forza.

In questa fase rovente, non solo perché bruciano i pozzi di petrolio, bisogna guardare alle possibilità, non solo alle minacce, anche se è difficile trovare spiragli.

L’Iran chiede ai Paesi arabi di assumersi un ruolo e di fatto ‘lancia” le sue proposte per un avvicinamento dirette ad alcuni paesi più di altri per collaborare e (forse) mediare almeno secondo quanto si legge sull’agenzia Mehr che dedica una lunga nota ai rapporti tra Iran e Paesi arabi e che può fornire qualche lettura in più di come Teheran voglia raggiungere un possibile livello di dialogo, “chiarendo e ribadendo innanzitutto
di non avere alcuna intenzione di estendere la guerra al territorio dei paesi limitrofi” si legge oggi. “Allo stesso tempo, un principio fondamentale della politica di difesa iraniana è quello di rispondere alla fonte della minaccia” (frase non a caso scritta in grassetto). In altre parole, se una località in un paese arabo diventa una base per lanciare attacchi contro l’Iran, tale punto sarà considerato parte integrante del conflitto. Da questa prospettiva, l’azione dell’Iran non si configura come diretta contro il paese ospitante in sé, ma contro l’origine dell’attacco.

Questa la premessa, ma la declinazione successiva quale puo’ essere, e soprattutto quali Paesi arabi potrebbero avere un ruolo in questo momento? Secondo quanto scrive l’agenzia Mehr:”Tra i paesi arabi, l’Oman occupa un posto speciale nelle relazioni con l’Iran. I rapporti tra Teheran e Mascate si sono sempre basati sulla fiducia reciproca e sul rispetto degli interessi di entrambi”.

In seconda battuta si cita il Qatar, definito “un altro esempio di attore arabo che ha cercato di perseguire una politica equilibrata basata sulla mediazione”. Secondo la nota, “le relazioni tra Iran e Doha, nonostante alcuni alti e bassi, sono rimaste generalmente positive e improntate alla cooperazione”. E poi un’ altra importante sottolineatura, che suona da monito e da avvertimento: “Doha eserciti maggiore cautela per evitare che il suo territorio diventi una piattaforma per azioni militari contro l’Iran”. Ma è proprio il Qatar, in questo momento, a pagare un prezzo altissimo per questa guerra.

Storicamente, Oman e Qatar da tempo agiscono come canali diplomatici “back-channel” tra Washington e Teheran. Il Qatar, pur essendo teatro di tensioni, è un attore chiave, mentre l’Oman ha spesso ospitato colloqui segreti.

Se chiediamo all’AI, non sembrano esserci molte chances di dialogo: “Le possibilità di mediazione sono complicate dall’imprevedibilità degli attori principali”. Ma, come sappiamo, gli algoritmi non sanno guardare al futuro.

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