Attese e contese / Expectations and disputes

(Marco Emanuele) 

In un quadro di relazioni internazionali sempre più fluido, tutto sembra ridursi a leadership personali. Contano il carattere e la prevedibilità, anzitutto valgono i reciproci interessi. I popoli sembrano essere effetti collaterali, la sostenibilità sistemica del mondo e dei mondi una prospettiva fuori dal dibattito.

Siamo eredi di un tempo storico nel quale le classi dirigenti avevano senso della storia e delle istituzioni: più o meno creativi, coloro che governavano esercitavano una responsabilità sostanziale. Oggi assistiamo a una cultura della minaccia che si fa sempre più insostenibile. Minaccia che semplifica senza alcun limite, addirittura ironizzando sui bombardamenti come possibile divertimento, ponendo attese personali che contengono tattiche di disputa, strategie molto confuse e visioni inesistenti.

Molti dicono no alle attese di altri, qualcuno si allinea ma il tema che poniamo supera tutto questo. La questione di fondo è il coraggio della storia. Oggi serve re-istituire, ripartendo dalle fondamenta del nostro essere umanità in cammino nel destino planetario, ripensando la natura stessa delle istituzioni rappresentative e della politica di potenza: non immaginiamo un mondo senza competizione ma crediamo che sia urgente ritornare alla cooperazione e alla mediazione.

I blocchi strategici di un tempo sono roba da manuale di storia ed è necessario rivolgerci ai futuri già presenti. Le Big Tech, player di vera potenza, attraversano le relazioni internazionali e determinano le strategie, nella visione ‘onlife’ dell’evoluzione/involuzione globale: altri blocchi si compongono in progress. BRICS+ (con molti distinguo), molto spesso nel silenzio dei media, cerca di costruire alternative di ordine mondiale mentre l’Occidente, parola che necessiterebbe di nuovi significati, fatica a riconfigurarsi: scontro epocale tra un’America imperial-sovrana e Vecchio Continente senza vera unità politica ma con sussulti di autonomia strategica. Le guerre in Medio Oriente stanno ponendo tutto questo in discussione, colpendo ancora i popoli e allargando il fossato tra attese di alcuni ed evidenti e crescenti contese.

Infine, c’è il terreno che molti non vogliono vedere, per noi decisivo. Siamo noi, umanità in metamorfosi in una legge della giungla sovrastante e profonda, radicata fin nei pozzi vitali. Se il sole della pace non splende, non possiamo arrenderci all’evidenza: il coraggio della storia passa, prima di tutto, dal coraggio di un pensiero diverso e capace di ricongiungersi nella complessità di ciò-che-diventiamo.

(English Version) 

In an increasingly fluid landscape of international relations, everything seems to boil down to individual leadership. Character and predictability matter; above all, mutual interests take precedence. People seem to be mere by-products, whilst the systemic sustainability of the world and worlds remains a perspective excluded from the debate.

We are the heirs to a historical era in which the ruling classes had a sense of history and of institutions: however creative they might be, those in power exercised a substantial sense of responsibility. Today we are witnessing a culture of threat that is becoming increasingly unsustainable. A threat that simplifies without limit, even making light of bombings as a possible form of entertainment, setting personal expectations that contain tactics of dispute, highly confused strategies and non-existent visions.

Many say no to the expectations of others; some fall into line, but the issue we raise transcends all this. The fundamental question is the courage of history. Today we need to re-establish, starting from the foundations of our humanity as we journey towards our planetary destiny, rethinking the very nature of representative institutions and power politics: we do not imagine a world without competition, but we believe it is urgent to return to cooperation and mediation.

The strategic blocs of the past are the stuff of history books, and we must turn our attention to the futures that are already here. Big Tech, players of real power, permeate international relations and determine strategies, within the ‘onlife’ vision of global evolution/involution: other blocs are taking shape. BRICS+ (with many caveats), very often amid media silence, is seeking to build alternatives to the world order, whilst the West – a term in need of new meanings – struggles to reconfigure itself: an epoch-defining clash between an imperial-sovereign America and an Old Continent lacking true political unity but with flashes of strategic autonomy. The wars in the Middle East are calling all this into question, once again afflicting the people and widening the gulf between the expectations of some and the evident and growing disputes.

Finally, there is the terrain that many do not wish to see, yet which is decisive for us. It is us, humanity in metamorphosis, subject to an overarching and profound law of the jungle, rooted deep within our very being. If the sun of peace does not shine, we cannot surrender to the evidence: the courage of history depends, first and foremost, on the courage of a different way of thinking, capable of reconnecting with the complexity of what we are becoming.

 

 

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