La paura della guerra ibrida

(Marzia Giglioli)

La guerra in Iran ogni giorno presenta scenari diversi, difficili da inserire in uno schema che pensavamo in qualche modo di conoscere o di poter prevedere. A cominciare dalle alleanze e dalle intese che si incrinano continuamente;  cambiano anche i “risultati’ legati all’attacco Usa- Israele all’Iran. Ieri, la decisione di Trump di ‘sdoganare’ il petrolio russo per arginare gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz ne è la prova. E il Manifesto oggi scrive con sarcasmo: ” E il terzo gode”.

L’Europa in modo compatto si schera contro la decisione di Washington per ribadire l’appoggio a Kiev e le barriere si alzano di nuovo. La guerra del petrolio rimette di nuovo tutto in campo.

La guerra cresce nella sua gravità, per la conseguenze umanitarie e geopolitiche e per le voragini di incomunicabilità tra i Paesi che una volta potevano parlarsi tra loro. L’Italia dice ‘ no’ in modo sempre più netto alla guerra.

Ieri il Consiglio Supremo di Difesa, riunito al Quirinale, ha usato termini più accentuati, pur nelle sfumature diplomatiche:” forte preoccupazione “, rischio di “gravissime iniziative terroristiche”. Ci sono ormai sul tavolo troppi element di crisi: si teme il terrorismo, ma anche una guerra ibrida, il riaccendersi del conflitto in Libano, un domino sempre più pericoloso nell’area mediterranea, uno shock economico in cui l’Europa è la prima vittima.

Si è ormai ad un punto in cui le azioni unilaterali vanno giudicate, seppur nell’ottica delle ragioni da cui sono scaturite, anche per dire che il multilateralismo sta davvero morendo, senza girarci troppo intorno. Le parole emerse dal Consiglio di Difesa sono esplicite: “la crisi dell’ordine
internazionale incentrato sull’ONU, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale anche di fronte a sfide comuni, come le effettive ragioni di sicurezza legate al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran, quelle relative alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini, alla condanna del regime dell’ Iran e delle sue disumane repressioni”. Cosi si legge nel comunicato finale del Consiglio presieduto dal Capo dello Stato Mattarella, presente anche la premier Meloni.

Il Consiglio ha anche preso atto favorevolmente della risoluzione del Parlamento in merito alle richieste ricevute da parte dei Paesi amici ed alleati di assistenza nella loro difesa, nonché sulla necessità che l’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi avvenga nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali.

A fronte delle crescenti tensioni in Libano, l’Italia chiede a Israele di astenersi da reazioni spropositate contro gli Hezbollah. Intanto la cronaca della guerra registra oggi almeno nove morti a Sidone, colpite anche Tiro e ancora Beirut. Tel Aviv accusa sempre di più il governo del paese dei cedri di non aver mantenuto l’impegno di disarmare il Partito di Dio e continuano ad aumentare gli sfollati. E ormai viene data per scontata l’azione di terra nel sud del Paese al di sotto del fiume Litani.

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