Medio Oriente, decimo giorno di guerra

(Carlo Rebecchi) 

Dieci giorni di guerra non permettono ancora di capire come Stati Uniti e Israele intendano concludere la guerra dichiarata all’Iran: se con un “regime change” simile a quello realizzato nelle scorse settimane in Venezuela, dove Donald Trump ha deposto il dittatore Maduro ed affidato la guida del Paese alla sua vice Mercy Gonzalez, oppure alzare il livello, già altissimo, dell’offensiva militare per uccidere l’ appena eletta Guida Suprema, Tojaba Khamenei, e distruggere dalle fondamenta il regime degli Ayatollah.

Una cosa è certa: al ritmo con cui si sono combattuti finora, Stati Uniti, Israele e Iran cominciano probabilmente a chiedersi – notano gli osservatori – se le munizioni basteranno. Pochi, in giornata, gli attacchi verbali dei dirigenti politici dei paesi coinvolti nel conflitto: un atteggiamento prudente, probabilmente, in attesa di ascoltare tra poche ore il primo discorso del nuovo leader iraniano.

L’episodio bellico di maggior rilievo della giornata è stato l’abbattimento la notte scorsa “da parte delle forze della difesa aerea e missilistica della NATO”, di un missile individuato dai radar mentre sorvolava il territorio turco, probabilmente diretto verso la parte turca dell’isola di Cipro.

Il presidente Erdogan, nel confermare la notizia, ha affermato con forza che la Turchia “non è in guerra” con nessuno né vuole entrarci. Il presidente turco, il cui paese si trova tra due degli stati in guerra, Israele e Iran, è considerato uno dei leader che potrebbe fare da mediatore nel caso in cui i due paesi decidessero finalmente di lasciare spazio alla diplomazia. In difesa di Cipro si sono schierati da giorni, dopo il lancio di un primo missile contro l’isola, che ospita la base militare britannica di Akrotiri, Regno Unito, Francia, Germania e Italia.

“Quando Cipro viene attaccata è tutta l’Europa ad essere attaccata. Colpire Cipro è colpire l’Europa”, ha dichiarato il presidente Macron, che proprio oggi era in visita nell’isola insieme con il collega greco Kiriakos Mitzotakis. Macron ha annunciato che la Francia sposterà nel Mediterraneo orientale otto fregate, due portaelicotteri e la portaerei Charles De Gaulle.

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