(Carlo Rebecchi)
L’ ottava giornata dell’attacco israelo-americano contro l’Iran si è aperta con il no categorico dell’ Iran alla richiesta di “resa incondizionata” formulata ieri dal presidente Donald Trump, al quale “L’Iran non si arrenderà mai” ha dichiarato il capo dello stato iraniano, Massoud Pezeshkian in un discorso trasmesso durante la notte. E ha aggiunto: “I nemici dovranno portarsi nella tomba il desiderio di resa del popolo iraniano”. Ha poi dichiarato che, scusandosi per gli attacchi ai paesi vicini, cesseranno le attività iraniane se ulteriori attacchi non proverranno da loro.
Qualche ora dopo, alle prime luci dell’alba, ondate di aerei – almeno un’ottantina – hanno bombardato nuovamente Teheran e Isphahan. Colpita in particolare, nella capitale, l’università dei Guardiani della rivoluzione. La contro replica iraniana è avvenuta con stormi di droni che hanno bloccato l’aeroporto di Dubai e lanciato droni contro gli Emirati, il Kuwait gli Emirati arabi Uniti.
Colpita, nella notte, anche una petroliera che si era avventurata nello stretto di Hormuz, da ieri dichiarato dall’Iran “zona di guerra”. In parallelo, sono continuati gli attacchi israeliani nell’area libanese a sud di Beirut, da dove centinaia di migliaia di sfollati si stanno allontanando per non rimanere coinvolti nei combattimenti.
I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno, dal canto loro, reso noto di avere colpito tre postazioni nel Kurdistan iracheno dove si starebbero ammassando mezzi militari e guerriglieri in vista di un attacco all’Iran sostenuto, secondo Teheran, da consiglieri israeliani e americani.
Al conflitto sono intanto sempre più vicini i paesi europei, e sono significativi gli scambi telefonici di ieri tra il presidenti Macron, il primo ministro britannico Starmer, il cancelliere Merz e la premier italiana Giorgia Meloni.



