(Marzia Giglioli)
La guerra in Iran dimostra che la mediazione non esiste più, esiste solo ciò che si vuole ottenere e per questo bisogna esercitare tutta la forza possibile. E l’America sa di essere forte, senza se e senza ma. L’attacco all’Iran lo rende sempre più evidente e il Venezuela ne è stato il prologo.
In un tempo ridottissimo, Trump sta eliminando tutti i nemici storici degli USA che sono anche gli alleati di sempre della Russia: il Venezuela e l’Iran. Manca ancora Cuba ormai sfibrata dalle sanzioni e al collasso economico.
“Trump batte Putin” scrive il New Times, ma non si tratta di paragonare chi vince o chi perde tra i due leader, si tratta di comprendere cosa stia davvero accadendo e quale potrebbe essere ‘il dopo’.
L’attacco all’Iran, come quello al Venezuela, ha decapitato il comando dei due Paesi: la Guida Suprema Khamenei e Maduro e, al di là delle dichiarazioni di condanna, la Russia (e la Cina) non è andata oltre. Eppure il Cremlino vede compromessa pesantemente la sua sfera d’influenza. Anni addietro avremmo assistito a reazioni e a minacce ben diverse da parte di Mosca. Se non accade, bisogna guardare più avanti, non solo all”indebolimento della Russia causato dal conflitto in Ucraina.
Entrambi, Trump e Putin, stanno giocando una partita più lunga e si misurano su un terreno che è molto differente dalla Guerra Fredda che conoscevamo. Trump ha chiarito che non intende necessariamente spodestare le élite filo russe nei Paesi in cui è intervenuto e di non volersi impegnare nella “costruzione della democrazia”: a Washington sembra bastare l’avere sufficienti garanzie su futuri rapporti bilaterali. E, per questo, ha già dato il suo veto alla successione del figlio di Khamanei alla guida del Paese: serve un altro candidato e poi si potrà andare avanti.
Putin, intanto, sta misurando le sue nuove ‘influenze’ e quali far convergere con gli USA. Come scrive il NYT, “paradossalmente alcune azioni decise dal presidente degli Stati Uniti hanno già portato dei benefici alla Russia”. Mentre gli osservatori temono un allargamento del conflitto legato alla tempesta in Medio Oriente, la partita si sta giocando tra due leader che stanno cambiando tutte le regole del diritto internazionale e si confrontano su questo nuovo terreno dove le regole non esistono più. Ma non è una partita al buio, ha già la sua simmetria che può sfociare in una geopolitica pragmatica e creare un mondo davvero diverso, dove l’Europa dovrà decidere come collocarsi e la Cina calcolarne i vantaggi.



