(Carlo Rebecchi)
Al sesto giorno, l’attacco all’Iran degli Stati Uniti e Israele si sta trasformando, sia pure con motivazioni in qualche caso diverse, in quella che appare a molti come una crociata dell’Occidente contro il regime degli ayatollah. Dopo essere rimasti a guardare, in alcuni casi non nascondendo le critiche a Donald Trump, parecchi paesi occidentali – Francia, Gran Bretagna, Canada, Grecia e Italia – hanno finito infatti con l’annunciare il loro sostegno all’ operazione “Epic fury”.
Questa mattina Emmanuel Macron ne ha parlato, in due telefonate, con il primo ministro greco Kiriakos Mitzotaks e con Giorgia Meloni. Subito dopo, la Francia ha annunciato che “in uno spirito di solidarietà europea” i due leader “hanno concordato di coordinare l’invio di mezzi militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale e di collaborare per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso”. Palazzo Chigi ha poi spiegato in una nota che Macron e Meloni hanno discusso le implicazioni del conflitto in Iran sia sul quadro regionale mediorientale che a livello globale, concentrandosi in particolare sull’impatto delle ostilità sulla libertà di navigazione. Meloni e Macron, inoltre, hanno “ribadito il comune impegno per sostenere le Nazioni del Golfo colpite dagli ingiustificabili attacchi iraniani e la sicurezza di Cipro e a evitare un’escalation militare in Libano”. E “hanno concordato di mantenersi in stretto contatto sull’evoluzione della crisi”.
Lo stato maggiore francese ha precisato d’altra parte che “non sono le basi militari francesi in Medio Oriente ad essere state concesse per l’utilizzo da parte di aerei americani, ma la sola base di Istres, nel territorio nazionale”. Le medesime fonti hanno puntualizzato che a Istres, “nel quadro di una procedura di routine della Nato”, sono atterrati soltanto “aerei di appoggio”. Sempre lo Stato maggiore ha puntualizzato che “tenuto conto del contesto, la Francia ha preteso che gli aerei interessati non partecipino in alcun modo alle operazioni condotte dagli USA in Iran, ma siano utilizzati strettamente per l’appoggio alla difesa dei nostri partner nella regione”.
Sul “fronte” occidentale, anche Gran Bretagna e Canada hanno annunciato la disponibilità ad aprire le loro basi agli aerei che, per bombardare l’Iran, partono dagli Stati Uniti. Nelle prime ore dell’offensiva, il premier Starmer aveva chiesto tempo, dicendo “si” soltanto dopo gli irritati richiami del presidente Trump per lasciare atterrare gli aerei americani. Verso il sì, si è mostrato orientato anche il primo ministro canadese Mark Carmey, in dichiarazioni fatte dall’Australia, dove si trova in visita.
Ha invece negato alla spedizione americana atterraggi in basi spagnole, in tono molto fermo, il primo ministro di Madrid, Pedro Sanchez.



