(Marzia Giglioli)
Jeremy Rifkin ci fa riflettere: non conosciamo la realtà in cui viviamo. “Stiamo assistendo all’inizio della fine di una vecchia visione del mondo”, afferma l’economista e saggista in una intervista a Repubblica.
Continuiamo nell’errore. Vale per come affrontiamo il futuro del pianeta ma vale anche per la storia che stiamo vivendo che non ha nessuna “memoria futura ‘ se non quella basata, al momento, solo sulla forza e sulle contrapposizioni.
Vale per le false ragioni per cui si combattono le nuove guerre.
Ma la Storia ha già un’altra fisionomia.
L”Ucraina, come il Medio Oriente, la Groenlandia e il Venezuela dimostrano che “i conflitti a cui stiamo assistendo sono il canto del cigno”, dice Rifkin e quello che sta accadendo nel mondo “ne mostra il livello di disperazione”.
E ancora : “Pensiamo di abitare su un pianeta fatto di terra e rocce. Mentre invece è composto soprattutto da acqua. Un equivoco che ci ha indotti a credere di poter gestire tutto con un piano d’azione basato sull’estrazione mineraria, sull’era industriale, sulla cultura dei combustibili fossili. Ma ora è giunto il momento di cambiare questa dinamica”.
Per Rifkin bisogna “ripensare” anche il nome del nostro Pianeta e chiamarlo Pianeta Acqua (e non piu’ Terra) segnando così l’inizio di un nuovo paradigma.
Bisogna procedere verso una “terza rivoluzione industriale”, dove tutto, “dall’acqua all’energia, sarà distributo e non centralizzato, come è accaduto invece con le rivoluzioni industriali precedenti”.
Del resto, “il solare e l’eolico non si possono centralizzare e anche l’attuale sistema idrico centralizzato, fatto di grandi dighe e invasi, è destinato a collassare con la crisi climatica. Si dovrà andare invece verso un’acqua distribuita ed un sistema di microreti idriche, che la raccolgono”.
Ma la transizione energetica sta arrancando, negli Stati Uniti come in Europa, ma per Rifkin “aldilà delle politiche, c’è un cambio di paradigma in corso dietro le quinte”. Si sta facendo strada un approccio completamente diverso, secondo il quale il pianeta non è sostanza ma processo, un tutto vivente che interagisce con ogni cosa, in ogni momento. E l’acqua è la chiave.
Il destino, sembra dirci Rifkin, sarà tutt’altra cosa da ciò che vediamo ora e puo’ cancellare il perpetrare degli errori attuali: vorremmo davvero crederci.
Nulla sarà (e dovrà essere) come prima (scrive su queste pagine Marco Emanuele) ed è vero ma lo si può interpretare in senso diverso e positivo, superando la fase contingente e guardando ad un differente futuro dove il paradigma di Rifkin significhi una nuova ragione. Purtroppo è proprio la ragione a essere oggi in affanno.



