Nulla sarà più come prima / Nothing will ever be the same again

(Marco Emanuele) 

Mentre il figlio di Ali Khamenei, Mojtaba, è la nuova Guida Suprema della Repubblica Islamica, la guerra si allarga.

I pozzi si inquinano sempre di più, quelli ‘onlife’: la guerra, infatti, è comprensibile solo nella sua unica dimensione ibrida, non più solo online e non più solo offline. Legge della giungla all’ennesima potenza, chi osserva si domanda, con risposte ben difficili, quale sia la strategia sottostante, per quale visione di mondo.

Abbiamo già notato come, nel pieno del caos de-generativo, vigano insicurezza e insostenibilità. Al di là dei player in campo, ognuno dei quali sembra avere motivazioni esistenziali per non fermarsi (almeno per ora), la vera preoccupazione – oltre agli effetti sull’economia globale, già evidenti – è l’esondazione della violenza, male banale, dall’area medio-orientale al mondo. Preoccupazione sostanziale, in questo caso, fa rima con maturità strategica e realismo.

Ci preoccupa il destino dei popoli e la continua radicalizzazione in posizioni sempre più contrapposte. Ci preoccupa il fatto che questa guerra, travolgendo tutto nel pieno di una rivoluzione tecnologica utilizzata come arma indispensabile, rischi di determinare un profondo sostrato di disumanità. Ci preoccupa che i popoli più deboli siano considerati sacrificabili sull’altare di scelte strategiche e sempre meno sostenibili. Ma, è chiaro, la guerra a cui assistiamo è condizione mortifera per tutti i popoli, quelli direttamente coinvolti e chi già subisce e subirà le conseguenze ben prevedibili che verranno.

Tutti, chiunque creda nell’umanità e nel destino planetario, dovremmo sentirci responsabili di cambiare via, magari solo scrivendolo. Oggi più che mai servono intellettuali capaci di diffondere strategie di mediazione e di dialogo per nuove visioni. Ogni guerra porta in sé rischi e pericoli ma ciò che vediamo moltiplica tutto: dichiariamo preoccupazione, nulla sarà più come prima.

(English Version) 

While Ali Khamenei’s son, Mojtaba, is the new Supreme Leader of the Islamic Republic, the war is spreading.

The wells are becoming increasingly polluted, the “onlife” ones: war, in fact, can only be understood in its unique hybrid dimension, no longer just online and no longer just offline. With the law of the jungle reigning supreme, observers wonder, with very difficult answers, what the underlying strategy is, what worldview it serves.

We have already noted how, in the midst of de-generative chaos, insecurity and unsustainability prevail. Beyond the players in the field, each of whom seems to have existential reasons for not stopping (at least for now), the real concern – in addition to the already evident effects on the global economy – is the overflow of violence, a banal evil, from the Middle East to the world. In this case, substantial concern goes hand in hand with strategic maturity and realism.

We are concerned about the fate of peoples and the continuing radicalisation into increasingly opposing positions. We are concerned that this war, sweeping everything away in the midst of a technological revolution used as an indispensable weapon, risks creating a deep undercurrent of inhumanity. We are concerned that the weakest peoples are considered expendable on the altar of strategic and increasingly unsustainable choices. But it is clear that the war we are witnessing is a deadly condition for all peoples, those directly involved and those who are already suffering and will suffer the predictable consequences to come.

All of us who believe in humanity and in the destiny of the planet should feel responsible for changing course, even if only by writing about it. Today more than ever, we need intellectuals capable of spreading strategies of mediation and dialogue for new visions. Every war carries risks and dangers, but what we are seeing multiplies everything: we declare our concern, nothing will ever be the same again.

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