Ore decisive per misurare la nuova guerra. E c’è anche il Libano

(Marzia Giglioli)

Il ” Ruggito del leone” arriva anche nel Libano, aprendo un nuovo fronte con l’ingresso delle truppe di terra dell’IDF nella parte meridionale per rafforzare la difesa del fronte.

Ed è sempre più guerra con gli attacchi iraniani ai siti energetici nel Golfo e i droni che raghiungono anche Cipro. Gli echi della guerra raggiungono anche le porte dell’Unione europea, perché nel mirino dei droni iraniani è finita lisola con il lancio contro la base britannica ad Akrotiri, nella parte sud. Londra, poche ore dopo, ha disposto l’evacuazione del personale. Così come il governo di Nicosia, che ha fatto evacuare l’intera area e chiuso l’aeroporto di Paphos, uno dei due scali internazionali dell’isola. Atene ha inviato due fregate e due caccia F-16 a protezione del Paese a maggioranza greca. E Teheran avverte l’UE, “non entrate in guerra a fianco di USA e Usraele”. La mappa della nuova guerra si allarga, come sembrano allargarsi inevitabilmente i tempi e l’intensità.

L’epicentro resta l’Iran, con Teheran messa a ferro e fuoco e la reazione iraniana che colpisce le principali città israeliane dove si sente il risuonare continuo delle sirene d’allarme. E ora, nel perimetro del conflitto, si è riaffacciato Hezbollah, mentre i Paesi arabi hanno iniziato a valutare una risposta militare agli attacchi dei Pasdaran.

La guerra non sarà così breve come annunciato all’inizio da Donald Trump che dichiara che “ci sono le capacità per andare oltre”, non escludendo per la prima volta l’intervento di truppe sul terreno. E si vede oggi in Libano. Il fronte libanese si era riaperto con una raffica di razzi e droni lanciati verso Haifa e altre zone nel nord di Israele (nella notte di lunedì). Un attacco rivendicato da Hezbollah come rappresaglia per l’uccisione di Khamenei. Le milizie del Partito di Dio non prendevano di mira lo Stato ebraico dal cessate il fuoco del novembre 2024 e lo strappo ha provocato la protesta del governo di Beirut che, per la prima volta nella storia, ha vietato ogni attività delle milizie sciite. La risposta dell’Idf è stata muscolare con bombardamenti sul sud del Paese confinante, nella valle orientale della Bekaa e sulla capitale.

Ed oggi l’ingresso delle truppe di terra da parte di Israele.

I Pasdaran hanno allargato il raggio d’azione nel Golfo. Un drone ha attaccato la raffineria di petrolio di Ras Tanura, in Arabia Saudita, una delle più grandi in Medio Oriente, costringendo le autorità del regno a chiuderla. Il Qatar ha interrotto la produzione del più grande impianto di GNL al mondo dopo i raid iraniani. Doha ha risposto abbattendo due caccia di Teheran. In Kuwait le difese aeree, per respingere gli sciami nemici, hanno abbattuto per errore tre F-15E Strike Eagle statunitensi. La tensione con la Repubblica islamica ha superato i livelli di guardia: Riad, Manama, Amman, Doha, Kuwait City ed Abu Dhabi, in un documento congiunto con Washington, hanno affermato “il diritto di autodifesa”, evocando una “rappresaglia”.

Trump, nel suo primo intervento dall’inizio del conflitto, ha spiegato che per l’Iran bisogna raggiungere “quattro obiettivi” : “distruggere” le capacità missilistiche del regime, “annientare” la sua marina (“abbiamo già distrutto dieci navi”), impedire la realizzazione della bomba nucleare e fermare il finanziamento dei proxies.

Ma gli obiettivi si intersecano con le reazioni e a dettare le condizioni non sono solo gli USA e Israele. Dal vertice di Teheran il capo del consiglio di sicurezza Ali Larijani ha affermato che l’Iran “non negozierà” e che è pronto ad una guerra lunga. Mentre Trump ha dichiarato al quotidiano The Atlantic che i leader iraniani vogliono riprendere i negoziati. Ma, aggiunge anche, “siamo pieni di munizioni, possiamo andare avanti per sempre”.

Oggi, secondo gli osservatori, al quarto giorno di guerra, si potrà misurare davvero quanto sia il vero livello di difesa e di attacco dell’Iran. E su questo si sviluppa il ragionamento militare da parte degli Usa e di Israele per l’immediato futuro. Ma ormai non c’è solo l’Iran.

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