Mosca verso un nuovo equilibrio con l’Iran

(Marzia Giglioli)

Mosca reagisce all’attacco in Iran, da parte degli USA e Israele, chiedendo la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e con dichiarazioni di sdegno, ma non interverrà.

Putin, in un messaggio di condoglianze al presidente iraniano Massud Pezeshkian, condanna ‘l’assassinio’ della Guida suprema Ali Khamenei, ritenendolo ‘commesso in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale’.

Putin sa che sta rischiando di perdere un alleato strategico come l’Iran, ma gioca su altri tavoli: uno è quello dell’Ucraina, ma sembra emergere sporattutto, da parte del Cremlino,  un cambio di passo rispetto alle alleanze globali.

Su questo argomento, Pravda.Ru, un sito web privato russo online, noto per diffondere contenuti pro-Cremlino e propaganda, qualche settimana fa ha dedicato a questo tema un lungo articolo anche per ‘rispondere’ alle critiche che circolano sui media, secondo le quali la Russia ‘tradisce’ i suoi tradizionali alleati come Siria, Iran e Venezuela. La tesi esposta è quella che non si possa parlare di ‘tradimento’ ma piuttosto che ‘il dovere internazionale unilaterale non funziona più’.

In pratica, le relazioni della Russia con gli altri Paesi alleati, o comunque vicini, dovrebbero essere strutturate in modo che i legami economici e politici rimangano stabili indipendentemente dai cambiamenti di governo. ‘Le motivazioni ideologiche, inclusa la solidarietà anti-occidentale, contano ancora, ma non sono più decisive’.

La Russia si sta allontanando da ciò che un tempo giustificava l’adempimento di un ‘dovere internazionale unilaterale’, come si è visto in passato in Afghanistan e in Angola.

Ora la leadership russa, secondo quanto scrive Pravda.Ru, antepone gli interessi nazionali al sostegno incondizionato ai governi stranieri, soprattutto quando le sanzioni rendono tale sostegno addirittura impossibile.

Mosca, inoltre, guarda in modo sempre più critico a molti dei suoi alleati: alla cerchia ristretta di Bashar al-Assad, che ha abbandonato l’idea stessa di preservare uno Stato panarabo laico; come l’entourage di Nicolás Maduro che ‘ha tradito’ i principi del socialismo bolivariano. In tali condizioni, la Russia si chiede se continuare ad investire enormi risorse per sostenere sistemi politici che hanno già perso la propria coesione interna.

Per l’Iran vale invece un altro ragionamento, perché, come si legge nell’articolo, ‘nessuna potenza esterna può compensare l’incapacità di uno Stato di garantire la propria sicurezza’.

Detto questo, con l’Iran l’obiettivo è diventato gradatamente quello di una cooperazione praticabile tanto che la Russia ha continuato a fornire armi avanzate, tra cui caccia Su-35 e sistemi di difesa aerea, e ha investito nel corridoio di trasporto Nord-Sud.

Il punto di Mosca sarebbe quello di raggiungere una politica estera pragmatica, il che starebbe a significare che l’obiettivo della Russia non è la salvaguardia di singole figure politiche a qualsiasi costo ma il mantenimento dell’influenza e delle risorse strategiche che in Iran, in queste ore, subiscono un duro colpo.

Per Mosca l’obiettivo resta quello di contrastare il predominio statunitense ma la sua forma si sposta dal coinvolgimento militare diretto alla diplomazia e alla cooperazione economica. E così anche un singolo veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha un peso significativo.

Questo approccio avrebbe del resto già prodotto risultati. La Russia ha mantenuto le sue principali strutture militari in Siria, tra cui Tartus e Khmeimim, negoziando con le nuove autorità del Paese.

L’Argentina offre un altro esempio. Nonostante l’allineamento politico con gli Stati Uniti e il rifiuto di aderire ai BRICS, rimane un partner strategico a 360 gradi per la Russia. L”ideologia lascia così spazio ad accordi commerciali congiunti e convergenti.

Tornando all’Iran, e indipendentemente da chi governerà il Paese in futuro, un corridoio Nord-Sud potrebbe restare operativo perché rientrerebbe nell’interesse del Paese e forse nemmeno uno Scià lo abbandonerebbe, scrive ancora Pravda.Ru.

Tutto questo naturalmente in teoria, pensando che nuovi riequilibri siano possibili. Comunque, per ora, rispetto all’attacco all’Iran, sia Russia che Cina preferiscono tenersi defilati.

 

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