(Carlo Rebecchi)
È di nuovo guerra, in Medio Oriente.
Gli eserciti di Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran. Nel dare il via alle operazioni militari, via cielo e via mare, dell’operazione “Ruggito nel deserto”, Donald Trump ha incitato il popolo iraniano a ribellarsi – “questo è il momento di agire”! – e intimato ai “guardiani della rivoluzione”, braccio armato dell’ Iran, di deporre le armi ”altrimenti sarete morti”, ha precisato. La Guida suprema, l’ayatollah Khamenei, secondo fonti iraniane si trova come anche il presidente Masoud Pezeshkian “in un nascondiglio sicuro”, non ha ancora replicato. Un portavoce ha però garantito che “la risposta all’aggressione sarà devastante”. E mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ”ringraziava” Trump dell’attacco, che era nell’aria gia’ da giorni, i primi missili iraniani si sono infranti contro il muro elettronico che difende Tel Aviv e Gerusalemme. Solo un paio hanno bucato la difesa senza provocare danni. Gli israeliani, avvertiti via telefonino, non si sono allontanati troppo dai rifugi.
Non c’è ancora alcuna indicazione ufficiale su come gli Stati Uniti intendano procedere. Secondo notizie di fonte israeliana, i bombardamenti sull’Iran stanno colpendo non solo la capitale ma tutte le principali città, da Rom a Karaji a Tabriz e l’offensiva avrebbe in questa fase, che potrebbe durare fino a tre-quattro giorni, l’obiettivo di spingere il popolo iraniano a ribellarsi contro il governo. Non è detto che questo avvenga, ma questa è comunque la spiegazione che Trump, in un videomessaggio di otto minuti diffuso sul suo social “Truth” ha dato agli americani per giustificare l’aggressione. Il presidente ha spiegato di aver deciso l’attacco “per difendere i cittadini e gli interessi americani” nel Paesi del Golfo anche se questo, ha ammesso, potrebbe provocare “vittime tra gli eroi” che combattono per l’America.
Secondo gli osservatori, l’operazione “Ruggito nel deserto” potrebbe non essere breve. Si prevede infatti che i due o tre giorni di bombardamenti previsti per questo fine settimana non consentiranno agli eserciti americano (due grandi portaerei con oltre 600 aerei, una trentina tra sommergibili e unità di superficie) e israeliano (aviazione e forze terrestri) di distruggere l’obiettivo indicato da Trump, e cioè l’arsenale di missili balistici dell’Iran: queste armi sono custodire in diversi siti sparsi nel paese e, in attesa della risposta annunciata come “devastante”, sarebbero al sicuro. Al momento non è possibile sapere quando e come saranno usati. Già nel primo giorno di questa nuova guerra più di uno sono stati sparati, dato che dall’Iran sono giunte notizie di esplosioni in Arabia Saudita, Bahrein e Qatar. Nelle prossime ore attesa la scelta operativa degli Hezbollah iraniani; se dovessero schierarsi con l’Iran il rischio di un allargamento del conflitto sarebbe reale e decisamente preoccupante.
Intanto c’è attesa anche per le reazioni interne americane a quella che è un’aggressione, e quindi una nuova guerra, nel Medio Oriente. Trump ha infatti deciso l’operazione “Ruggito nel deserto” ignorate le regole costituzionali USA secondo le quali nel caso di una decisione del genere il presidente deve avere l’approvazione del Senato, che invece è stato bypassato come già in numerose altre occasioni. Un’irritazione, questa, che è condivisa anche da molti conservatori, per i quali si somma al non rispetto, da parte del presidente, di non impegnare gli Stati Uniti in nuove guerre. D’altra parte filtra dai ranghi conservatori irritazione anche per il fatto che Trump si fa trascinare da Netanyahu per fini utili per Israele ma non per gli USA.
L’inizio della nuova guerra vede, come è già successo anche altrove (vedi Ucraina), l’Unione europea nel ruolo di spettatrice, la solita potenza economica e nano politico. I governi UE, Italia compresa, sono semplici comparse: le carte del gioco le ha soltanto Trump.



