L’unico spazio-tempo e il ritorno del condizionale / A single space-time and the return of the conditional

(Marco Emanuele) 

Tutto è interrelato, non sommato. Viviamo dentro un unico spazio-tempo, accelerati in ambiente quantico. La politica internazionale, mentre cerca certezze impossibili, ci fa restare in un condizionale che sospende.

Se è bene avere dubbi su ciò che accade, l’incertezza negata porta insicurezza. Tutti cercano la propria strada al centro del mondo, stati riconosciuti e altri stati formato ‘big tech’, ma il destino è planetario e al centro dovrebbe esserci l’umanità sul pianeta, quella che paga il prezzo più alto della policrisi de-generativa in atto.

Ogni atto di politica internazionale è soggetto a una imprevedibilità ingestibile. I paradigmi di un tempo sono saltati via, così come gli appigli: vale, come pericolosamente evocato, il limite morale-personale che ognuno pensa debba essere la regola del mondo. Come in un domino tragico, l’esempio trascina tutti, o molti.

Dalle questioni di conflitto e di guerra, alla governance nucleare e a quella delle tecnologie emergenti, il condizionale padroneggia e i rapporti di forza dominano in simil-dialoghi condizionati dalla legge della giungla.

L’Europa possibile (re-istituita) potrebbe aprire prospettive interessanti, se popoli e classi dirigenti investissero culturalmente sul suo ritorno strategico, anzitutto culturale di ‘casa’ del pensiero complesso e di una ragione dinamica. L’Europa casa del dialogo, laboratorio, è oggi più che mai necessaria: non per imporre altre certezze ma per vivere un realismo adeguato ai tempi soprattutto nei campi più sensibili (difesa comune docet).

Per uscire dal condizionale che sospende occorre maturare visioni e capacità di mediazione. L’Europa, lavorando dal basso e con spirito critico, può aprire le porte di una politica nell’unico spazio-tempo.

(English Version)

Everything is interrelated, not added up. We live in a single space-time, accelerated in a quantum environment. International politics, while seeking impossible certainties, keeps us in a conditional that suspends.

While it is good to have doubts about what is happening, denied uncertainty leads to insecurity. Everyone is seeking their own path at the centre of the world, recognised states and other “big tech” states, but destiny is planetary and at the centre should be humanity on the planet, the one paying the highest price for the ongoing degenerative polycrisis.

Every act of international politics is subject to unmanageable unpredictability. The paradigms of the past have been blown away, as have the footholds: what counts, as dangerously evoked, is the moral-personal limit that everyone thinks should be the rule of the world. As in a tragic domino effect, the example drags everyone, or many, along.

From issues of conflict and war to nuclear governance and that of emerging technologies, the conditional reigns supreme and power relations dominate in pseudo-dialogues conditioned by the law of the jungle.

A possible (re-established) Europe could open up interesting prospects if peoples and the ruling classes were to invest culturally in its strategic return, above all as the cultural “home” of complex thought and a dynamic reason. Europe as a home for dialogue and a laboratory is now more necessary than ever: not to impose further certainties, but to live a realism appropriate to the times, especially in the most sensitive areas (common defence docet).

To escape from the conditionality that suspends, we need to develop visions and mediation skills. Europe, working from the bottom up and with a critical spirit, can open the doors to a single space-time policy.

 

Latest articles

Related articles